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Spiagge del Salento
LECCE - Le «barriere» contro l’erosione sono arrivate
ieri mattina. Ed ora non resta che sistemarle sui fondali, poco a nord del faro
di San Cataldo, per verificarne gli effetti. Dopo un travaglio durato più di sei
anni, il progetto di difesa delle spiagge comincia finalmente a concretizzarsi
grazie a questo primo esperimento pilota che interessa un tratto di litorale di
500 metri.
Le barriere “soffolte” prodotte dalla società Tecnoreef sono state consegnate
proprio ieri mattina alle imprese «D’Oronzo» e «Babbo» che in questi giorni -
sotto la supervisione del direttore operativo Cesare Barrotta e con il supporto
delle autorità marittime locali - si incaricheranno di fissarle sui fondali con
particolari sistemi di ancoraggio.
Il progetto di difesa del litorale, per un costo di 5 milioni di euro, venne
elaborato negli anni scorsi dalla Technital di Verona, una società specializzata
in questo tipo di interventi. Dopo il posizionamento dei pennelli perpendicolari
alla costa, le celle avrebbero dovuto essere riempite di nuova sabbia attuando
così il «ripascimento morbido» che era stato inizialmente programmato. Ma i
forti contrasti politici che si sono venuti a determinare tra per il prelievo
della nuova sabbia dai fondali brindisini (Punta Penne) hanno poi indotto il
Comune a variare il progetto prevedendo la collocazione di “barriere soffolte”
in attesa di reperire altrove la sabbia.
A spiegare tecnicamente l’intervento è l’ngegner Barrotta, direttore dei lavori.
«Le barriere Tecnoreef - premette - sono nate come strutture destinate al
ripopolamento ittico. Ma si è anche sperimentato che servivano a frenare
l’erosione e a determinare un lento ma progessivo ripascimento. Bisognerà
monitorarne gli effetti da qui a due anni, ma pensiamo che i benefici ci
saranno. Anche perché - aggiunge - siamo sempre in attesa di utilizzare nuova
sabbia da immettere nelle “celle” costituite dai pennelli. Questa potrebbe
arrivare da Leuca (dove sono stati fatti dei lavori al porto ndr.) o anche dalla
zona di Sibari». In ogni caso l’intervento doveva essere avviato, e questo è
stato fatto.
Barrotta spiega poi che le barriere sono composte da moduli di forma
tronco-piramidale, in materiale ecocompatibile, formato ciascuno da 51 elementi.
Questi verranno collocati ad una profondità (isobata) di 2,50 metri per un
fronte di circa 500 metri subito a nord del faro, che è sede della Guardia
costiera. I moduli costituiranno un sistema flessibile in grado di arginare il
lavorìo costante e spesso impetuoso delle correnti e delle mareggiate che specie
durante l’inverno erodono ed assottigliano il litorale sabbioso.
Ma la particolarità del progetto pilota, già sperimentato con risultati
soddisfacenti in alcune località marine delle Marche e degli Abbruzzi, è che i
blocchi che comporranno la barriera sono cavi e traforati, presentano cioè dei
“buchi” che consentono all’acqua di passarvi attraverso. L’obiettivo è duplice.
Innanzitutto quello di smorzare la pressione esercitata dalla corrente
attraverso il filtro costituito dai fori, un’azione che lascia inalterato il
naturale ricambio tra mare e spiaggia evitando che la sabbia venga sottratta al
litorale.
Altro aspetto significativo è che questi stessi blocchi si prestano a divenire
rifugio per la fauna marina, favorendo così il processo di ripopolamento delle
acque più prossime alla riva. Una dinamica, questa, che l’amministrazione
comunale di Lecce, di concerto con l’Università del Salento, ha già cominciato a
sperimentare l’anno scorso con la collocazione di alcune decine di “reef ball”
(ovvero degli scogli artificiali cavi) sui fondali di Frigole.
Quello avviato, dunque, è un intervento di notevole portata. Ed entro un mese,
se le condizioni del tempo saranno favorevoli, potrà essere completato. Per il
responsabile provinciale di Assobalneari, Mauro Della Valle, si tratta di un
primo importante traguardo. «Devo esprimere il mio apprezzamento - commenta -
per l’intuito che l’amministrazione comunale ha avuto nel voler sperimentare le
barriere. Il mio auspicio - aggiunge - è che l’intervento possa dimostrare la
sua efficacia, così da essere esteso successivamente in tutta la marina di San
Cataldo e lungo il litorale leccese dove già sono stati collocati i pennelli.
Tuttavia - conclude - è opportuno che l’intervento in atto sia poi completato
anche con il ripascimento, in modo da avere un presidio ancora più efficace e
duraturo nella tutela della costa, che è risorsa naturale e fonte di ricchezza
per l’intera comunità».
FONTE:
www.lagazzettadelmezzogiorno.it
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